L’Adamo, melodramma barocco

di Anna Alberati
Un esempio di teatro-spettacolo barocco 

Un testo raro, acquistato dalla Biblioteca Casanatense nell’anno 2000, che si aggiunge perciò all’importante Fondo teatrale già presente nella Biblioteca: L’Adamo, una sacra rappresentazione, ma sembra un dramma, o forse è un oratorio o meglio un dramma per musica. Comunque sia è un testo teatrale in versi, scritto e rappresentato da Giovan Battista Andreini (Firenze 1579 – Reggio Emilia 1654), attore, capocomico e drammaturgo, uno degli autori teatrali più stravaganti e bizzarri dell’intera storia della Commedia dell’Arte. Figlio di Francesco e Isabella, comici illustri e letterati entrambi, iniziò la professione di comico nella compagnia dei Gelosi con il nome di Lelio, nel ruolo dell’Innamorato, ma già prima dello scioglimento dei Gelosi aveva formato una sua compagnia, i Fedeli, con la quale Giovan Battista fu a lungo al servizio di Vincenzo I Gonzaga duca di Mantova, e con la quale, contemporaneamente, portò i suoi spettacoli in giro per tutta l’Italia settentrionale e in Europa, a Parigi, a Praga, a Vienna.
La produzione letteraria di Giovan Battista Andreini comprende alcuni componimenti poetici e alcuni teorici nei quali, in relazione all’accesa polemica della Chiesa contro il teatro, difende la nobiltà intellettuale della sua professione di comico, il ruolo culturale e professionale delle donne-attrici e in particolare, contro l’accusa fatta al teatro di possedere un potere diabolico dovuto alla sua fascinazione, sostiene infine la visione di un’arte teatrale come arte autonoma, legittima e libera. Ma l’Andreini compose soprattutto molti testi di diverso genere teatrale, ovvero commedie, tragicommedie, drammi, tragedie, boscherecce, marittime, pastorali, sacre rappresentazioni, nei quali l’autore manifesta pienamente la sua adesione ai multiformi aspetti del teatro barocco, ma con una particolare e straordinaria libertà fantastica tutta personale, con un linguaggio ricco d’immagini e di giochi verbali elaborati, con l’invenzione di inverosimili e travolgenti accadimenti, nei quali inserisce anche scene vivacissime, ricche di movimento e di brio.
Inoltre egli mostra una sua ricerca finalizzata alla creazione di un teatro totale, che in realtà già esisteva nelle rappresentazioni della Commedia dell’Arte, ma che in lui giunge a risultati assai notevoli, e che comprende poesia, danza, acrobatica, mimo, maschere, dialetti, ma soprattutto musica: le forme melodrammatiche che si stavano appena affermando a Firenze e a Mantova (e a cui l’Andreini aveva assistito), infatti, lo ispirano a cercare anche un accordo diverso, nuovo e importante, fra il testo letterario e la musica.

L’Adamo. Sacra Rapresentatione di Gio. Battista Andreini

L’Adamo è una sacra rappresentazione che è più simile a un melodramma, sia a causa del largo spazio dato alla musica e al canto, sia perché nel taglio delle scene rivela tutti i caratteri di un libretto d’opera: nonostante sia stata definita “un noioso documento di teologicume” (Alessandro D’Ancona) trova il suo valore nella ricca messa in scena, lontana e perduta, ma rivelata e documentata dalle numerose immagini incise presenti nel testo (edito a Milano nel 1613 e subito dopo con nuovo frontespizio nel 1617) le quali illustrano le scene, tutte le 37 scene, su disegno di Carlo Antonio Procaccini, con l’incisione di Cesare Bassani.
Come è stato rilevato (Franca Angelini), è un esempio di teatro-spettacolo barocco, in cui la parola deve solo mettere in moto la macchina dello spettacolo.
Ma questo testo teatrale ebbe anche una fama assai particolare, la quale è dovuta alla risonanza che esso ebbe in Italia e in Inghilterra dopo l’ipotesi, espressa da Voltaire nel suo Essai sur la poesie épique, che il grande poeta inglese John Milton, durante un suo viaggio in Italia, avesse assistito a una rappresentazione del dramma e che da esso fosse stato ispirato per la composizione del suo poema Paradise lost: la conseguenza di questa affermazione fu che in Inghilterra arrivarono alcune copie dell’edizione de L’Adamo e che successivamente ne furono fatte alcune traduzioni in inglese, tanto che il lavoro di Andreini fu conosciuto e attentamente studiato nell’ambito del mondo letterario anglosassone.
Le altre numerose creazioni teatrali di Giovan Battista Andreini sono assai significative, e uniscono alle caratteristiche della commedia colta o erudita le caratteristiche della Commedia dell’Arte, con il suo gusto del meraviglioso e del favolistico mescolato al gusto realistico e licenzioso: fra queste La Venetiana, tutta in dialetto veneziano, La Centaura, un bizzarro lavoro che è commedia nel primo atto, dramma pastorale nel secondo, e tragedia nel terzo, Le Due commedie in commedia, dove l’azione è arricchita dalla rappresentazione di due commedie, una recitata da comici dilettanti e l’altra da professionisti, così che sulla scena si alternano, s’intrecciano e si confondono tre diverse commedie.
Da sottolineare, inoltre, il fatto che gli spettacoli, tutti con musiche e danze, che Andreini e la sua compagnia portarono alla corte di Francia, da una parte furono costruiti per essere apprezzati da una corte aristocratica – e quindi con melodie semplici e vivaci simili alle francesi Airs de cour e Chansons à boire, allora di gran moda – dall’altra parte ebbero una influenza notevole sulle feste della corte e sul gusto musicale francese, e probabilmente suggerirono a Molière e a Lulli quella forma teatrale di comédie-ballet così tipica del teatro francese.

Giovan Battista Andreini non ha mai goduto di grande fortuna tra i letterati e i critici italiani, ma è evidente che il suo teatro ha la propria realizzazione vera soltanto nella rappresentazione scenica: la vitalità delle sue commedie, bizzarre e stravaganti, fantasiose e affascinanti, ha infatti avuto la sua splendida conferma nella messa in scena modernamente barocca di alcune di esse, effettuata in anni recenti dal grandissimo regista Luca Ronconi.

Le opere di Giovan Battista Andreini possedute dalla Casanatense

Commedie:
La Campanacia. Commedia piaceuole e ridicolosa. Venezia, Alessandro Zatta, 1662. Prologo, 5 Atti. [Comm.352.5]
La Centaura. Sugetto diuiso in comedia, pastorale e tragedia. Venezia, Salvatore Sonzonio, 1633. Prologo, 3 Atti. [Comm.232.2]
Le Due comedie in comedia. Suggetto strauagantissimo. Venezia, Gherardo e Giuseppe Imberti, 1623. Prologo, 5 Atti. [Comm.203.2]
Ismenia. Opera reale e pastorale. Bologna, Nicolò Tebaldini, 1639. Prologo, 5 Atti. [Comm.337.3]
Lelio bandito. Tragicomedia boschereccia. Milano, Giovanni Battista Bidelli, 1620. Prologo, 5 Atti. [Comm.322.1]
La Sultana. Commedia. Parigi, Nicolas de la Vigne, 1622. 5 Atti. [Comm.162.1]
La Turca. Comedia boschereccia et maritima. Venezia, Paolo Guerigli, 1620. Prologo, 5 Atti. [Comm.322.2]
La Venetiana. Comedia. Venezia, Alessandro Polo, 1619. Prologo, 5 Atti. [M.VIII.30 CCC]
L’Adamo. Sacra Rappresentazione. Lugano, G. Roggia, 1834 [2 esempl.: O.X.23 CC; Vol.Misc.2572.6]

Altri scritti:
L’Oliuastro ouero Il poeta sfortunato. Poema fantastico. Bologna, Nicolò Tebaldini, 1642. [M.VIII.62 CC]: incredibile poema in 25 canti
Le lagrime. Diuoto componimento. A contemplazione della vita penitente, e piangente, della gran protetrice della Francia Maria Maddalena. Paris, Noel Charles, 1643. [Vol.Misc.1053.15]: alcune poesie in onore della Santa.
Lo specchio. Composizione sacra, e poetica; nella quale si rappresenta al viuo l’imagine della Comedia, quanto vaga, e deforme sia alhor che da comici virtuosi, o viziosi rappresentata viene. Parigi, Nicolao Callemont, 1625. [K.VIII.37 CCC.1]: composto a difesa del mestiere del comico
Teatro celeste nel quale si rappresenta come la diuina bontà habbia chiamato al grado di beatitudine, e di santità comici penitenti e martiri. Parigi, Nicolao Callemont, [1625]. [K.VIII.37 CCC.2]: 21 sonetti dedicati ai santi che esercitarono il mestiere dell’attore e al teatro in generale.

F.Guerrini I cinque carcerati, Macerata, 1634 frontespizio

Gli Scenari

Il comico Giovan Battista Andreini, persona colta e letterata, scriveva per esteso il testo delle sue commedie che rappresentava in vari luoghi teatrali con la sua compagnia dei Fedeli, ma i Comici dell’Arte, per i loro spettacoli, si servivano quasi sempre dello scenario (chiamato anche canovaccio o soggetto),
ovvero il testo scritto con l’indicazione della struttura semplificata della trama di una favola da rappresentare sulla scena, sulla quale poi costruire la recita, inventando battute e dialoghi, con la tecnica del loro mestiere di comici all’improvviso: nello scenario c’è l’argomento, l’elenco dei personaggi e delle robbe necessarie (i costumi e gli oggetti), l’indicazione delle entrate e delle uscite degli attori, con la descrizione degli eventi che accadono in ogni scena e sui quali poteva nascere il gioco della Commedia dell’Arte, guidato dal capocomico e realizzato con abilità e disciplina dai diversi comici.

C.Tiberi Li tre amanti burlati, Todi, 1672

Nella definizione classica di Andrea Perucci nel suo trattato Dell’arte rappresentativa premeditata, ed all’improviso, (Napoli, 1699), “il soggetto non è altro che una tessitura delle scene sopra un argomento formato, dove in compendio si accenna un’azione, che deve dirsi o farsi dal recitante all’improviso, distinguendosi per atti e per scene”.

La prima fonte scritta conosciuta è lo scenario della comedia all’improviso rappresentata nel 1568, che è raccontato nell’opera di Massimo Troiano Dialoghi …: ne’ quali si narrano le cose più notabili fatte nelle nozze dello Illustriss. & Eccell. prencipe Guglielmo VI Conte Palatino del Reno, e Duca di Bauiera, e dell’Illustriss. & Eccelll. Madama Renata di Loreno, (Venezia, Zaltieri, 1569), c. 146v-152v [P.XII.51]: la commedia era stata costruita dallo stesso Troiano e dal musicista Orlando di Lasso, che interpretò anche il personaggio principale, il Magnifico Veneziano, e che insieme al suo Zanni (il servitore bergamasco) “con gli atti a tutti fecero smascellare dalle risa”.

G.Briccio, La zingara sdegnosa, Venezia, [sec. XVII]

La Biblioteca Casanatense inoltre ha nei suoi fondi manoscritti e a stampa tre importantissime raccolte di scenari seicenteschi della Commedia dell’Arte:

1. Il teatro delle fauole rappresentatiue di Flaminio Scala, Venezia, Giovanni Battista Pulciani, 1611, [GG.XIII.12], la prima e anche ultima edizione a stampa del genere, 50 scenari che documentano il momento culminante nella storia della Commedia dell’Arte;
2. i due volumi della raccolta di 103 Scenari [Ms. 1211-12] Della scena de sogetti comici di B.L.R. Parte prima, Roma 1618, e Della scena de soggetti comici et tragici di B.L.R. Parte seconda, Roma 1622, di Basilio Locatelli, la raccolta manoscritta di scenari più antica che esista;
3. la raccolta di 48 Scenari della prima metà del XVII secolo [Ms. 4186], di autore anonimo, quasi tutti ispirati agli intrighi, agli apparati e infine alle convenzioni tipiche del teatro spagnolo: fra questi si notano L’ Ateista fulminato e Il Convitato di pietra, nei quali compare il mito di Don Giovanni, mito tipicamente barocco destinato a fiorire nel teatro e nella musica per più di tre secoli.


Le immagini che illustrano l’editoriale sono tratte da

L’Adamo. Sacra Rapresentatione di Gio. Battista Andreini fiorentino alla M. Christ. di Maria de Medici Reina di Francia dedicata. Con priuilegio. In Milano, ad instanza di Geronimo Bordoni libraro, [1617]

[26], 177, [1] p.; 41 ill. calcografiche numerate (n. 13 numerata doppia) incise da Cesare Bassani su disegno di Carlo Antonio Procaccini; 4°

Prologo, 5 Atti

Personaggi: Padre Eterno, Choro di Serafini, Cherubini & Angeli, Arcangelo Micaele, Adamo, Eva, Cherubino custode d’Adamo, Lucifero, Sathan, Belzebù, Gli sette peccati mortali, Mondo, Carne, Fame, Fatica, Disperazione, Morte, Vanagloria, Serpe, Volàno messaggiero infernale, Choro di Foletti, Choro di Spiriti ignei, aerei, acquatici & infernali.

[Comm. 892]